La Consulta

LA CONSULTA D’AMBITO PER IL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO DELL’ATO “OCCIDENTALE”

La Consulta d’ambito per il servizio idrico integrato dell’ATO “Occidentale” (CATO “Occidentale”) è un consorzio tra Enti Locali che, a partire dal 1° gennaio 2013, è subentrato nelle funzioni e in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi che facevano capo alla soppressa AATO “Occidentale”, in forza di quanto previsto dal combinato disposto dell’articolo 2, comma 186-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191 e s.m.i. e dell’art. 4 della L.R. 29 dicembre 2010, n. 22 – commi 44, 45 e 46 – come modificato dall’art. 208 della L.R. n. 26/2012. Fanno parte della CATO “Occidentale” 36 Comuni della Provincia di Pordenone e l’Ente Provincia di Pordenone.

Con l’emanazione della legge n. 36/1994, “Disposizioni in materia di risorse idriche” (poi sostituita dal Decreto legislativo n. 152/2006, “Norme in materia ambientale”) e della legge regionale n. 13/2005, “Organizzazione del servizio idrico integrato e individuazione degli ambiti territoriali ottimali in attuazione della legge 5 gennaio 1994, n. 36” si è avviato un profondo processo di riorganizzazione istituzionale e industriale nell’assetto dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione.

I Comuni, con la nascita dell’allora A.A.T.O. “Occidentale” hanno trasferito, prima a questo ente pubblico ed oggi alla Consulta d’Ambito, la titolarità del servizio idrico integrato che in questo modo è programmato, controllato e regolato in modo unitario.

E’ necessario evidenziare che esiste una netta distinzione di ruoli fra la Consulta d’Ambito, che definisce gli obiettivi e controlla la realizzazione del piano, e il Gestore che organizza il servizio e realizza il piano. La CATO deve svolgere la sua attività di controllo e di pianificazione in ragione e nel rispetto delle norme sulla libera concorrenza con l’obiettivo di assicurare la tutela del consumatore nei confronti del gestore. Questo compito di regolazione è svolto dalla Consulta d’Ambito attraverso la definizione del Piano e il successivo controllo sulla realizzazione che si esercita in primo luogo attraverso la verifica del raggiungimento degli obiettivi del piano con la possibilità addirittura di revocare l’affidamento nel caso che il Gestore sia gravemente inadempiente.

Dal 2010 è cominciato un lento processo di riforma del settore idrico culminato con la c.d. “manovra Salva Italia”. In particolare, con l’articolo 21, comma 19, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, nella legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono state trasferite all’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) le funzioni di regolazione e controllo in materia di servizi idrici, prima svolte dal Ministero dell’Ambiente e, presso di questo, dalla Commissione Nazionale di Vigilanza sulle Risorse Idriche (CoNViRI). L’art 3 del DPCM 20 luglio 2012 ha, quindi, individuato le funzioni di regolazione del servizio idrico integrato trasferite all’Autorità per l’energia elettrica ed il gas. In proposito, si rileva che l’AEEG, tra l’altro definisce le componenti di costo per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, predispone e rivede periodicamente il metodo tariffario per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, verifica la corretta redazione del piano d’ambito e approva le tariffe del servizio idrico integrato. Tale impostazione finisce, di fatto, per modificare rispetto al passato il ruolo della Consulta d’Ambito soprattutto con riferimento alla definizione della tariffa del S.I.I. Infatti, sulla base delle componenti di costo e del metodo tariffario definito dall’AEEG per la determinazione della tariffa, la Consulta ora è chiamata ad elaborare una proposta tariffaria da sottoporre al successivo controllo dell’Autorità. Questa, dopo le necessarie verifiche, approva le tariffe ai sensi dell’articolo 154, comma 4 del d.lgs. 152/06, come modificato dall’art. 34, comma 29, del decreto legge 179/12.